La nuvola nera di Topolino

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Ho avuto la fortuna di lasciare l’Italia all’inizio della campagna elettorale. E’ triste da dire, ma ogni giorno leggo i quotidiani italiani e provo un enorme senso di liberazione. Avrei pensato il contrario, cioè che leggere le notizie del Paese dove sono nato, dove vivono i miei genitori e i miei amici mi avrebbe provocato un enorme voragine di nostalgia alla bocca dello stomaco e una voglia smisurata di declamare le meraviglie dell’Italia agli inglesi tutti. E invece no. Solo una vasta, placida, disarmante pace.

Non è per l’economia che va male, per gli aumenti delle bollette, le morti sul lavoro o la mozzarella di bufala. E’ qualcosa di più opprimente, un nembo nero che tutto sovrasta, penetra, addormenta. La politica italiana è una nuvola, nessuno mette in tavola soluzioni reali e possibili. Solo parole intangibili, che come particelle di vapore si avvolgono seguendo moti browniani fino a trasformarsi nel proprio opposto. Non avendo idee concrete e realizzabili per salvare l’Italia, la campagna elettorale si trascina tra insulti, smentite e fraintendimenti, alleanze improbabili dettate dalla disperazione di restare a galla e far portare a casa lo stipendio ai figli, nipoti e parentame vario.

Giusto per fare un esempio, esistono siti (come www.voisietequi.it/posizione_partiti.html) che elencano più o meno in dettaglio le intenzioni dei vari partiti riguardo a varie tematiche. Ecco, io non me ne faccio niente! Qualcuno sa invece confrontare le soluzioni proposte, con i dettagli finanziari per attuarli e uno straccio di pianificazione? Se sembra una cosa difficile forse è perché nessuno ne parla, o forse perché nessuno ha realmente pensato alle soluzioni dei problemi. E allora di cosa si dovrebbe parlare in una campagna elettorale, del sesso degli angeli? Beh, sarebbe sempre meglio di quello che viene detto dai politici italiani. Parlano come se l’unica cosa importante fosse cosa succederà domani all’orticello degli elettori (e al proprio), non esiste un piano a lungo termine per il Paese (ah già, la TAV). Certo è comprensibile, vista l’età media dei politici… ma del resto loro fanno solo il loro mestiere, semplicemente perché gli viene permesso da decenni. Nessuno batte ciglio, anche se nella storia ci sono state proteste e rivolte per molto meno. Sembra che le persone abbiano smesso di pretendere e si accontentino di accontentarsi, e chi è più prepotente gode.

E’ qualcosa che fa stare male, e mi sento libero ogni volta che leggo il Corriere, che guardo una puntata di Ballarò o di Report… perché so di non essere più circondato da questa nuvola densa, e le notizie dell’Italia sono diventate una parentesi della mia giornata, un po’ come leggere Topolino insomma.

E per la prima volta sono contento di non votare.

The way home

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Una settimana fa era Pasqua. E proprio a Pasqua, intorno alle dieci del mattino, siamo partiti da Bologna. Una macchina trasportava me, Alessandra e tante emozioni. L’altra macchina i nostri genitori :-) Davanti a noi la Francia, la Manica e infine Bristol, dietro di noi la casa di Via Zannoni, i miei 10 anni a Bologna e i 14 di Alessandra, gli amici e i ricordi.
Nazario ci ha prestato la casa per appoggiare le ultime cose da traslocare, giusto un paio di oggettini sufficienti a riempire due macchine! Alla faccia dell’essenzialità, ma a certe cose non volevamo rinunciare, avendone la possibilità. Cristina ha assistito pazientemente alla partenza, forse un po’ allibita dalla confusione imperante: è stata l’ultima persona che abbiamo salutato.

Quello stesso giorno ho scoperto la Val d’Aosta, con le montagne protettive e la roccia dal colore cupo e affascinante, come i castelli che vi sono costruiti sopra. Tappa successiva il traforo del Monte Bianco, opportunamente innevato per non smentirne il nome. Siamo sbucati in una Francia coperta da un manto freddo e soffice, solcato dai rami scuri degli abeti e dagli sci dei turisti ;-) La neve ci ha seguito quasi fino a Bourg-en-Bresse, una cittadina di 40,000 anime in una regione famosa, pare, per gli allevamenti di polli. Lì avevamo prenotato l’albergo (molto carino) e il ristorante era tappezzato di ritratti di polli (sic!)… per non parlare della statua del pollo che abbiamo intravisto il giorno dopo, mentre stavamo riprendendo la nostra strada verso nord.

Il tempo è andato via via migliorando e intorno a Parigi il freddo non era più così pungente. Nonostante il traffico del rientro dalle vacanze pasquali e qualche strada sbagliata, siamo arrivati in perfetto orario al porto di Caen. Appena ho parcheggiato l’auto sul traghetto mi sono sentito tutta la tensione e la stanchezza del viaggio… la notte ho dormito come un sasso! Alle sei del mattino, orario inglese, la radio della cuccetta ha iniziato a suonare jazz: era la sveglia. Fuori ci aspettavano il sole e duecento chilometri di guida a sinistra, l’ultima fatica fino alla nostra nuova casa. Grazie alle indicazioni in tempo reale di Alessandra, che è meglio di qualsiasi GPS, siamo arrivati dritti dritti sotto al portone senza sbagliare strada una sola volta. In un paio d’ore le macchine erano vuote e la casa un ammasso di scatoloni, pacchi, sedie smontate, genitori eccitati, cappotti, sciarpe, berretti, valigie aperte e valigie chiuse.

La settimana con i genitori è passata senza troppi traumi, mi ha fatto piacere che abbiano toccato con mano la nostra situazione e si siano resi conto che ce la sappiamo cavare bene e che qui abbiamo veramente tutto quello che ci serve. La casa è stata molto apprezzata e anche la città gli è piaciuta molto… in effetti non avevo dubbi: è veramente un bel posto questa Bristol!

Ieri i genitori hanno ripreso il mare per tornare in Italia e noi ci stiamo godendo i nostri primi passi insieme, finalmente soli e liberi. Oggi abbiamo girato il centro commerciale di Broadmead per fare un po’ di shopping primaverile, fermandoci a prendere il sole seduti sulla riva dell’Avon nella Centre Promenade mentre guardavamo i bambini che giocavano scalzi nell’acqua gentile della fontana, finendoci inevitabilmente dentro!

Tra le varie cose che stanno spuntando dagli scatoloni c’era anche il cd con le foto della festa di “arrivederci”. Ecco quindi la prima foto del blog: un bel ritratto di gruppo :-)

Bologna-Bristol Party

work in progress

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Sono state giornate furibonde… senza calma di vento, solo passaggi e
passaggi… passaggi di tempo.
Trasloco finito, aggiornamenti a breve ;-)

Pasqua con i tuoi…

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Me ne vado nel bel mezzo di una riunione di lavoro. Il tassista etiope mi accoglie con un sonoro “Hi Pierooouu! Like Del Pierou?“- “No no, just Piero :) …” e lungo la strada per Temple Meads si lamenta – scherzando – che i suoi tre bambini vogliono i fagioli a colazione, come tutti gli altri bambini inglesi. Prendo l’autobus per l’aeroporto, l’autista è silenzioso e guida come una scheggia. Meglio, ho fretta di arrivare.

Arrivo. Ho fatto il check-in su internet ma l’imbarco chiude fra poco… pant! pant! Cosa?! L’aereo ha un’ora di ritardo… vabbè meglio, c’è una fila mostruosa ai controlli della sicurezza e non ce l’avrei fatta a imbarcarmi. Una signora in fila si lamenta della situazione con un poliziotto armato fino ai denti, lei blatera qualcosa, “Yes yes I know, cheers…” risponde la guardia con aria distratta e un po’ canzonatoria. La fila avanza un po’, un signore si mette ad abbaiare perché un ragazzo – forse – è passato avanti ad altre due persone (yes you did, I saw you!). Roba che in Italia è praticamente la norma… comunque il giovane nega decisamente e si rimette in fila, e il signore si placa, ma con il volto ancora paonazzo per lo sdegno. Finalmente il controllo della carta d’identita. Davanti a me adesso si snoda una coda ancora più lunga per l’imbarco vero e proprio. Sono le cinque passate, se l’aereo non fosse stato in ritardo avrebbero chiuso il gate adesso…

Mi siedo e aspetto. Leggo il Linus che Alessandra mi aveva portato un mese fa, con il fumetto ispirato a Carolina (l’autrice di Pornoromantica). Finalmente mi imbarco, aspetto un’altra oretta sull’aereo che non si decide a partire. Mi sa proprio che a Milano perderò il treno… No aspetta, partiamo… sì ok, siamo in volo, posso dormire un po’.

Mi sveglio che siamo quasi a Milano, si vedono le luci dal finestrino, con le case che sembrano quelle del presepe. Non ho bagagli da ritirare, corro a prendere l’autobus per la stazione… ma quanto è lungo questo corridoio pant! pant! non finisce più… ecco l’autobus, arriva tra un’ora, forse riesco a prendere l’ultimo treno. Ecco la stazione, Ultimo Treno sto arrivandooo pant! pant! aspetta non partireee… ops è partito.

“Ciao Stefano, mi sa che stanotte dormo da te!” – “Ok vecchio, non c’è problema!”. Stefano era il mio compagno di stanza preferito a Bologna, ora vive a Milano. Dov’è la metro verde? pant! pant! Ah, di qua… La fermata è questa, ciao Stefano! Sì tutto bene, solo un po’ stanco…

Mi sveglio sulle note di Fratelli d’Italia alla radio, altra metro, finalmente il treno per Bologna… e Bologna itself! Autobus fino in via Andrea Costa e alla fermata gli occhi di Alessandra sorridono quando si incrociano con i miei.

11/02/08

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Flying where the snow comes from

above the mountains

on a sunny day.

Finger tips made of stone

scratch the sky

making him laugh

and gently support my weight.

High above

the white paths of the sky

melt together.

I feel frail and new. And fresh, like this air.

Again.

Il primo mese di lavoro

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Whatley Road è tranquilla questa sera… anche perché a quest’ora – le undici e mezzo di sera – la gente normale si appropinqua al letto.

Oggi è esattamente un mese che ho iniziato a lavorare qui a Bristol, anche se mi sembra di essere arrivato una settimana fa. Eppure in mezzo ci sono state le notti alla guest house in attesa di trovare casa, l’apertura del conto corrente inglese, i ritardi delle banche italiane, il mio guardo incantato dal Suspension Bridge la mattina presto, Alessandra che mi è venuta a trovare portando ancora una volta il sole nella mia vita (soprattutto nel mio primo giorno di lavoro… un mese fa), la corsa per firmare il contratto d’affitto, la caldaia e i termosifoni da aggiustare, le passeggiate at the Downs, il grande parco vicino a casa con gli aquiloni, la bicicletta piena di brina prima di andare in ufficio, i gabbiani al tramonto, il ristorante indiano, gli autobus in ritardo, Ashley, Louise e la piccola Eva al parco con il passeggino arancione, il fumetto sulla storia di Bristol che Ale ha trovato al museo, gli scorci del fiume con le barche nel tardo pomeriggio, i negozi che chiudono alle cinque, i pacchi dall’Italia, lo scoiattolo morbidoso alla Cabot Tower, le inglesi che mangiano il gelato in minigonna quando ci sono cinque gradi, le salite e le discese in bicicletta, la felicità di dormire in un letto, poter cucinare e mangiare su un tavolo (mai dare niente per scontato!), commuoversi ascoltando i Radiodervish, leggere Harry Potter in inglese al pub e ogni volta assaggiare una birra diversa, il corso di taiji, la solitudine, le telefonate su skype, le email e i messaggi degli amici, il volo cancellato di Alessandra e la tristezza i giorni dopo, i nuovi vicini di casa, l’entusiasmo di progettare il futuro un po’ più a lungo termine di prima, la paura di aver fatto la scelta sbagliata, la certezza di aver fatto la scelta migliore.

In effetti è stato un mese intenso, forse me ne renderò conto fra un anno. Nel frattempo si è fatta mezzanotte, gli sbadigli sono diventati frequenti e il letto ha un’aria sempre più accogliente… mi sa proprio che mi stendo e chiudo gli occhi fino a domattina :-)

Buonanotte!

Bignami aziendale

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Dopo il primo mese in Inghilterra ho notato dei cambiamenti nella comprensione della lingua. Quando ho iniziato a lavorare ho fatto amicizia con Dawood, il mio collega dal Pakistan, anche perché era uno dei pochi che riuscivo a capire. In compenso non riuscivo a decifrare i borbottii emessi da Mike, che è il mio “capo” australiano… e non capire il capo non è proprio la cosa più gradevole in un ufficio! Il mio subconscio evidentemente è corso ai ripari, perché oggi mi sono sorpreso a capire (quasi) perfettamente le parole di Mike… e in compenso non capisco più Dawood!!! Oggi mi ha detto qualcosa ma siccome sarebbe stata la quarta volta che gli chiedevo di ripetere (…sorry? …sorry?) ho semplicemente sorriso. Spero che non mi stesse raccontando di come è morta sua zia! La cosa più ironica è che a pranzo io mangio cibo indiano e lui la pasta: sono cibi da cuocere al microonde e la pasta è scotta all’ennesima potenza. Oggi Dawood ha dato un’occhiata un po’ sospettosa al mio piatto: chicken tikka with cumin rice. “Is that good?” ha chiesto, “yes, quite nice…” e ho capito che il motivo per cui non mangia il cibo indiano è lo stesso per cui io non mangio la pasta!

L’unico con cui non ho problemi di comprensione è Ioannis (greco) ma con lui credo che ci sia una sorta di empatia mediterranea! Spesso mangiamo le stesse cose (entrambi rimpiangiamo la buona cucina nostrana) e condividiamo il pane. Ogni pranzo è una scena biblica :-) peccato che manchi il vino!

Ora che ho iniziato a parlare dei miei colleghi pare brutto fermarmi qui (tanto siamo pochi). Il mio dirimpettaio di scrivania è Steven, un ragazzo inglese molto tranquillo… beh, forse un po’ troppo! Faccio un po’ fatica a capire anche lui, perché ha un tono di voce in qualche modo soporifero: forse in Italia avrebbe avuto un futuro da politico nel centro-sinistra. Dietro a lui c’è Darren, pure lui inglese, che è sposato (ha le foto della moglie sulla scrivania :-) ) e invece della poltrona da ufficio si è portato uno sgabello ergonomico… pezzato come una mucca! Poi c’è John, che è il responsabile di tutti noi ingegneri. Ha una quarantina d’anni e proprio la settimana scorsa sua moglie ha avuto la seconda figlia. E’ molto “polite“, proprio un gentleman inglese (anche la parlata è molto british). Accanto a lui, di tanto in tanto, spunta Robert: sta facendo una specie di dottorato e viene in azienda un po’ quando gli pare, ma generalmente mi avverte la sera prima così mi dà un passaggio in macchina ;-) . Dalle Mauritius con furore, James si occupa di amministrare la rete aziendale. E’ piuttosto silenzioso ma ogni tanto ci scappa qualche battuta nella pausa pranzo. Nell’altra stanza lavora Eustace, che viene dal Camerun. Lui armeggia con tutto ciò che riguarda il wireless, è abbastanza schivo e mangia sempre per conto suo… ma in effetti non ci sono molti rapporti con “l’altra stanza” anche perché è niente meno che la stanza del capo! Cioè… il capo supremo! Si chiama David e ci diamo del tu. Ok… parlando in inglese era una battutaccia, giusto per dire che i rapporti sono molto informali: tanto per capirsi, un paio di settimane fa ha lavato i piatti che avevamo lasciato nel lavandino. Non credo che si vedano scene del genere nelle aziende italiane! Insieme a lui lavora George, che è il responsabile del marketing; si aggira intorno ai cinquanta e ha girato mezzo mondo per lavoro, una persona dinamica insomma. La stanza di mezzo (abbiamo pure quella) è l’amministrazione, da dove si dice escano le payslip (buste paga). E volete sapere chi è che amministra? No? E io ve lo dico lo stesso! Il primo è George: davvero un tipico nome inglese, se ne ce ne sono due in un’azienda di tredici persone! E’ un uomo piuttosto “in carne”, sempre sorridente e con le guanciotte rosse. La sua collega si chiama Faye, l’unica ragazza in mezzo a tutti ’sti maschioni. Ma siccome sa come sono gli ingegneri, non si preoccupa troppo.

Alla fine la cosa confortante è vedere come, gira e rigira, le persone sono sempre una scoperta… e c’era bisogno di venire fino a Bristol per dire ’sta perla di saggezza? Forse…

Stay tuned! ;-)

Però questi cinesi

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Lo so che ogni persona è un individuo a sé, e che generalizzare è – in generale :-) – sbagliato. Soprattutto quando si parla di un numero enorme di persone come i cinesi.

Certo, questo pianeta è sempre stato popolato da gente con l’assennatezza di un melone, e ci sono sempre state le guerre, ma almeno in una guerra si fronteggiano due eserciti. Quello che sta accadendo in Tibet non è una guerra, è semplicemente un massacro. Tutto il mondo si sta mobilitando: all’Aja quattrocento persone hanno assediato l’ambasciata cinese e scene analoghe si sono verificate in India; a Roma della gente “comune” si è unita alle preghiere dei tibetani in esilio. Insomma, manifestazioni in tutto il Pianeta e ’sti cinesi ancora continuano. E il Papa – che Dio lo abbia in gloria – non ha sprecato una sillaba in merito! Non dico che dovesse fare l’ennesimo appello per la pace nel mondo, ma almeno un accenno, se non altro per solidarietà. Niente.

Proprio oggi ho parlato con Ling, una mia amica che fa la giornalista free-lance a Hong Kong. Tutti i cinesi, mi ha detto, sono convinti che gli scontri siano dovuti ai “ribelli tibetani” che stanno prendendo a botte i poveri militari dell’esercito. E “tutti i cinesi” significa un sacco di gente! Ha aggiunto che voleva andare in Tibet per documentare gli avvenimenti, ma il governo ha blindato tutto, così che ci possono entrare solo i “giornalisti” del partito. Inoltre oggi in Cina è stato oscurato YouTube, e nessuno vedrà eventuali filmati del massacro con buona pace di tutti.

Ora… già i cinesi non mi stanno particolarmente simpatici, ma in questi giorni vorrei tanto che una certa parte di loro semplicemente sparisse. Così, pluff! – un attimo e non ci sono più. Non se ne accorgerebbero neanche, ma il mondo diventerebbe un posto un po’ migliore. Sono quasi 60 anni che la Cina ha invaso il Tibet. In questo lungo periodo i tibetani sono diventati una minoranza etnica nel loro paese, con l’unico compito di assecondare i capricci di Pechino. In Tibet i burocrati sono cinesi, i proprietari dei negozi sono cinesi, altri cinesi arrivano grazie alla nuova ferrovia, e la cultura tibetana – una delle più antiche del pianeta – è lentamente soppiantata da quella del denaro ad ogni costo.

I tibetani vengono arrestati, torturati e uccisi mentre il resto delle nazioni sta a guardare… no, peggio! Fa finta di non vedere, e gli atleti della Terra si sfideranno amichevolmente alle Olimpiadi, ospitati in alberghi per occidentali, in quartieri per occidentali, racchiusi in un’ovatta mediatica in una realtà di plastica e luci. Come se in Cina non ci fosse un regime che controlla un quarto della popolazione mondiale. Come se in Cina ci si potesse permettere di non essere d’accordo con il Partito. Come se in Cina non ci fosse la pena di morte.

In Italia ho conosciuto diversi cinesi. Nessuno di loro si è mai mostrato contrariato dal governo in madrepatria (ammesso che ne volesse parlare). Tutti hanno continuato a vivere tra loro comunità cinese, gestendo traffici cinesi, mangiando in ristoranti cinesi, stentando a parlare altre lingue diverse dal cinese. Generalizzare è sbagliato, me lo ripeto. Le eccezioni come Ling, per fortuna esistono, anche se stentano ad emergere.

Però questi cinesi mi hanno proprio rotto le palle.

Knowledge base – part 1

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Ecco alcune cose che ho imparato da quando mi sono trasferito in Inghilterra.

Banca:

* I dati bancari che tutti chiedono sono numero del conto (ovviamente) e il sort code, che è il codice della filiale.
* Direct debit = addebito sul conto corrente (per pagare le bollette)
* Standing order = disposizione permanente (per pagare l’affitto)
* Esistono conti e fondi di investimento a zero spese (esatto!) ma in compenso se vai in rosso ci sono interessi passivi da paura. Per dare un po’ di “serenità” esiste l’overdraft. E’ una riserva che la banca può anticiparti se vai sotto con i soldi, con interessi passivi un po’ più umani. La quota dell’overdraft è variabile, ma normalmente non supera £250.

Casa

* Il contratto d’affitto dura minimo sei mesi, allo scadere dei quali l’affitto procede a oltranza… ma senza contratto! Il proprietario deve comunicare lo sfratto con almeno due mesi di anticipo, l’inquilino invece soltanto un mese prima.
* C’è da pagare la Council Tax (tassa comunale) che è basata sul valore dell’immobile e in generale è piuttosto cara: Bristol è un po’ sopra la media nazionale. Il mio appartamento è di fascia C – quasi la più bassa – e in un anno devo pagare circa £1300. Questi soldi copriranno le spese per asili, assistenza agli anziani, comunità di recupero, autostrade e trasporti, raccolta differenziata, biblioteche, polizia e vigili del fuoco.
* Comprate carta igienica economica perché il bidet ve lo potete scordare.

Lavoro:

* Le tasse sul lavoro sono il 22% ma a Aprile scenderanno al 20%.
* E’ consigliabile fare un fondo pensione privato, perché la pensione nazionale è piuttosto bassa.
* Lo stipendio base è mediamente il doppio di quello italiano, a parità di potere d’acquisto.
* Per trovare lavoro il canale preferenziale sono le agenzie interinali (recruitment agencies) e non le “conoscenze” come in Italia.

dell’acqua e del vento

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Quando sono atterrato a Bristol la prima volta (15 gennaio 2008) mi aspettavo una città un po’ industriale e grigia, forse la associavo alla produzione del cartoncino o al porto. Mai mi sarei immaginato una città così particolare, vivace, mossa da salite e discese e con un fiume dal nome semplice e antico – Avon – che scorre placido fino al mare.

Solo adesso mi rendo conto che vivere in una città fluviale è bellissimo. Il suo scorrere dà serenità e fa presagire la presenza di un mare da qualche parte… insomma credo che un fiume apra un po’ la strada all’immaginazione. E dal punto in cui l’Avon diventa oceano arriva il vento, un’altra presenza più o meno costante nei giorni scorsi. Le nuvole qui sono solo di passaggio, le vedo muoversi in processione solenne per chissà quale destinazione. Talvolta perdono per strada qualche scroscio di pioggia – forse la lasciano cadere per alleggersi un po’ – e poi proseguono fondendosi con nubi più grandi o dissolvendosi serenamente.Dell’acqua e del vento

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