Aragoste pacifiste tra Napoli e il Giappone

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Ho avuto un po’ di problemi con il blog, ufficialmente a causa di un aggiornamento del software. Dopo un po’ di tentativi, adesso pare che funzioni “abbastanza” bene anche se devo fare qualche acrobazia informatica per inserire link e immagini.

Ad ogni modo la settimana scorsa è stata piuttosto tranquilla per quanto riguarda le novità. Il lavoro mi ha assorbito più del dovuto – capita – e forse il blog inutilizzabile è stato un “segno” per consigliarmi un po’ di sana astensione dal computer ;-)

Stiamo continuando a sperimentare la città e da bravi italiani non potevamo disertare una cena da Vincenzo’s, il ristorante-pizzeria più partenopeo di Bristol. Seduti sotto un soffitto decorato da fiaschi di vino (sic!) abbiamo ammirato con nostalgia le pareti tappezzate di cartoline e foto da tutto il mondo e di tutte le epoche, mentre lo stereo suonava i migliori evergreen italiani. Tra un’immagine di Padre Pio e una vecchia cartolina sbiadita di Barcellona spuntavano le foto di un signore anziano: probabilmente “quel” Vincenzo che ha aperto la pizzeria tanti anni fa e che adesso ne ha lasciato la gestione ai figli. In alto campeggiano poster di Cannavaro e dell’Italia-Campione-del-Mondo, anche se la vera attrazione sono le foto del Napoli ai tempi d’oro di Maradona… un’alchimia di kitsch e devozione che fa sempre piacere trovare all’estero.

Un altro esperimento, questa volta più deludente, è stato Wagamama. Credevo che fosse un ristorante giapponese di buona qualità e dai prezzi contenuti, almeno a giudicare dalla lunga fila di attesa che c’è ogni sera a partire dalle sette. Invece è una specie di spaghetteria che di giapponese ha solamente il nome dei piatti (neanche i cuochi!) più simile ad una mensa universitaria che a un ristorante, e neanche troppo a buon mercato! Appena svuotati i piatti ce ne siamo fuggiti fuori, dove almeno potevamo parlare senza doverci sgolare per il rumore. Alessandra ha rimpianto le cene giapponesi da Federico… vabbè esperienza fatta :-)

Per redimermi da tutto questo pensare al cibo ho guardato “Gandhi”. Ricordo di averlo visto per la prima volta moltissimi anni fa, quando ancora la televisione trasmetteva dei film degni di tale nome, e poi di averne assaporato qualche fotogramma durante una lezione di “Comunicazioni Elettriche”, quando il prof. Caini lo aveva utilizzato per mostrarci la codifica MPEG-2. Da allora è rimasto un ricordo vago, che è esploso quando ho visto il dvd in offerta a £4: visto e preso! Anche se non sono un esperto, credo che sia uno dei film più belli che siano mai stati girati. Il personaggio forse non ricalca al 100% quello storico, ma le sensazioni che trasmette sono probabilmente molto simili a quelle che deve aver provato chi ha incrociato la sua strada. Il senso della semplicità che esalta la dignità della persona, il rispetto della vita che supera ogni differenza, la fedeltà ad un’ideale di benessere non individuale ma comune, e un essere umano che ha saputo mettere in pratica tutto questo, ispirando le coscienze di migliaia di persone. E’ proprio vero che a volte la realtà supera la fantasia.

Oggi invece ci siamo dedicati a cose un po’ più terrene. Era una bellissima giornata primaverile e abbiamo girato per il quartiere di Clifton Village – il più pittoresco di Bristol – per poi appisolarci al sole nel parco sopra il Suspension Bridge… ed è lì che la faccia è diventata un po’ color aragosta! Sarà che il sole picchia pure qui, o forse è solo il buco nell’ozono, ma la pelle mi brucia ancora un po’ e forse riusciremo a non rimpiangere troppo il sole italiano.

Il terrorismo della TV

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Durante le prime due settimane a Bristol ho alloggiato presso una guest house con la TV in camera. La sera guardavo un po’ dei programmi inglesi, un po’ per passare il tempo e un po’ per curiosità. A parte alcuni programmi ormai internazionali (“chi vuol essere milionario“) le differenze che ho notato con la televisione italiana sono principalmente: [1] meno pubblicità nei film, come la RAI molti anni fa [2] i servizi del telegiornale sono lunghissimi e molto approfonditi [3] i due argomenti preferiti sono il football e la cronaca nera [4] ci sono molte meno ragazze svestite e – tra parentesi – anche sulle homepage dei giornali non ci sono seni in bella mostra come in quelli italiani.

Insomma credo che qui ci sia un po’ più di qualità nelle trasmissioni, anche se talvolta è difficile distinguere la cronaca nera dai programmi comici (il problema è ovviamente della comicità inglese). La qualità però ha un prezzo: £139.50 all’anno per la TV Licence non sono pochi! Questa mattina ho ricevuto la lettera con la quale la società di TV Licensing reclama i miei soldi: i toni sono piuttosto decisi, anche se non arrivano a scomodare improbabili perquisizioni in casa come nelle lettere minatorie della RAI. Ecco alcuni passaggi chiave:

  • This address is unlicensed. Your details are being passed to our enforcement officers (scritto a caratteri cubitali). Mi chiedo quali dettagli stiano ricevendo gli agenti di polizia, visto che la lettera è indirizzata a “the occupier of Flat D”, non c’è neanche il mio nome.
  • Our officers may call at your home any time during the day, in the evening or at the weekend. Spero che la sera e nei weekend i suddetti aguzzini abbiano di meglio da fare che provare a chiamarmi a casa, visto che non ho il telefono.
  • They are authorized to use sophisticated detector equipment on unlicensed households. Mica come in Italia, dove ti devono mandare la GdF a perquisirti la casa! E adesso la chicca finale…
  • Every day we catch around 1,000 evaders – you could be next. EVVAI!!! Mi viene in mente quando Berlusconi era favorevole alla lotta all’evasione fiscale “ma senza fare terrorismo”. Qui non fanno certo caso a tali delicatezze, e magari funziona!

Beh che dire… per fortuna non abbiamo né la TV né l’intenzione di prenderne una :-) Alla fine dei conti considero molto meno terroristico il sistema inglese, dove il canone va pagato solo se hai apparecchi che effettivamente usi per vedere le trasmissioni televisive, che quello Italiano dove dovresti pagare per dispositivi semplicemente “adattabili” a tale scopo come accade nel Bel Paese (inclusi computer, palmari e cellulari) senza contare la radio! Soprattutto, qui ti dicono a chiare lettere quando devi e quando non devi pagare. Qualcuno in Italia può dire la stessa cosa? Se è vero il detto “patti chiari, amicizia lunga”, credo che i miei rapporti con il Regno Unito saranno ottimi e molto longevi.

Tutto il mondo deve sapere!

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Ingredienti:

* pane da toast
* un uovo
* una tazzina di latte
* cannella
* una noce di burro
* sciroppo d’acero

Sbattete l’uovo in un piatto in modo da renderlo omogeneo, aggiungete il latte, una spolverata di cannella e mescolate il tutto. Scogliete il burro in una padella, intingete una fetta di pane nell’uovo e fatela cuocere nel burro (da entrambi i lati) fino a quando non è dorata. Versateci sopra lo sciroppo d’acero… et voila! Il french toast è servito :-)

Godetevelo e pensate con affetto a quel genio che l’ha inventato.

Ecco invece come NON fare i french toast: click qui.

Good luck!

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Questa sera mi sento ingiustamente cinico, lo ammetto. Forse è l’effetto del trasloco recente, forse il fatto che ancora le novità dell’Inghilterra mi abbagliano, ma avrei voglia di gridare “Ha! Ha! Lo sapevo! L’avete votato e mo’ ve lo tenete!” seguito da un epico “Ballerò sulle vostre ceneri” perché sapere di essere in un altro Paese in cui si vive meglio di prima dà fiducia, i problemi di ieri non li sento più miei, e come diceva De André “il dolore degli altri è dolore a metà“.

Tuttavia non credo che l’Italia abbia perso un’occasione per risollevare le proprie sorti, per non vedere più la solita gente nei soliti posti a fare le solite cose… no, l’occasione non è persa: semplicemente non è ancora il momento giusto. Se l’informazione italiana è blindata e asservita, se pochissime persone leggono giornali esteri come IHT, The Guardian o il Financial Times, la conclusione delle elezioni è scontata. Aggiungi il fatto che l’età media degli italiani è alta e sta aumentando, perché molti ragazzi, come me, non hanno la possibilità di metter su famiglia e spesso se ne vanno all’estero… forse bisogna aspettare che la nuova generazione di internet – quella che vive perennemente online – raggiunga la maggiore età per vedere un reale cambiamento dell’Italia. Sempre che non subiscano un lavaggio del cervello a scuola, con libri di testo revisionati da personaggi ambigui.

Alla fine, ora che la mafia è diventata regime, l’Italia non può fare altro che aspettare di toccare il fondo e finalmente risollevarsi davvero. Tanto tra cinque anni qualcosa dovrà pur cambiare: dove non arrivano gli elettori, prima o poi arriva la Natura… un pensiero utile a ridimensionare molti problemi ;-)

Per adesso ho solo voglia di disintossicarmi dalla politica delle banane, magari diventerò anche un po’ british: imparerò a fare la fila ordinatamente agli sportelli della posta e mi dimenticherò di molta burocrazia. Diventerò un po’ più sereno (qui tutti sono molto rilassati) e mi preoccuperò di quale parco esplorare nel fine settimana. Una specie di vacanza insomma! Poi, dittatura permettendo, si vedrà.

Knowledge base – part 2

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Altre cose che ho imparato:

* Per attraversare la strada si guarda prima a destra e poi a sinistra.
* Riesco a distinguere due tipi di accento inglese: quello che capisco e quello che non capisco.
* Gli inglesi pensano che non rispettare un semaforo rosso sia illegale.
* I pedoni hanno la precedenza se attraversano sulle strisce (le macchine si fermano sempre).
* Il mio conto corrente senza spese mi ha già fruttato £7 di interessi mensili (ho il tasso di interesse minimo).
* Le distanze e i limiti di velocità sono ancora in miglia, anche se dovrebbero usare i Km…
* Se devi fare la fila alla posta, c’è almeno un cartello di scuse per l’attesa.
* Se ci sono dei lavori in strada, c’è almeno un cartello di scuse per il disagio.
* A Bristol riciclano vetro, lattine, carta, cartone. Non riciclano tutta la plastica ma solo le bottiglie di plastica. Forse un giorno capirò perché.
* A Bristol ritirano la spazzatura una volta a settimana. Da una settimana all’altra i cassonetti si riempiono davanti alle case e questo fa abbastanza schifo.
* Non importa quanto presto ti fai la doccia, il postino suona sempre quando ti stai facendo lo shampoo.

I charity shops di Glouchester Road

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L’ultimo mini-post si riferiva alla scorsa settimana, quando mi sono dovuto cimentare nella programmazione con Windows. Adesso so con certezza che Windows fa schifo non solo dal punto di vista dell’utente, ma anche da quello del programmatore. Proprio per questo sto nutrendo un’enorme stima per gli ingegneri della Microsoft, che riescono (bene o male…) a far funzionare il carrozzone senza suicidarsi entro i primi dieci giorni: deve essere dura lavorare con il resto del mondo che gli tira accidenti su accidenti. Coraggio ragazzi, continuate così!

Ma finalmente ieri sera a mezzanotte è arrivato il sabato e stamani Alessandra mi ha fatto una sorpresa cucinando i french toast a colazione. Per chi non li conoscesse, sono una cosa troppo libidinosa: fette di pan carré intingolate nell’uovo (con un pizzico di latte e cannella) e poi fritte poco poco; alla fine una discreta dose di sciroppo d’acero e gnam! gnam! mmbuonissimi :-P Soprattutto se consumati insieme al cappuccino. Come, il cappuccino a Bristol?! Oh yeah! Grazie agli amici di Siena che ci hanno regalato una bellissima macchina per fare l’espresso, ci sentiamo un po’ distanti dalla patria lontana ;-) Dopo colazione abbiamo fatto il tour dei charity shops. Sono dei negozietti dell’usato che raccolgono un po’ di tutto, dai vestiti ai mobili, dai gadget elettronici alle cianfrusaglie più kitsch. Se devi traslocare, ti vuoi disfare dell’ennesima cravatta di compleanno o del soprammobile a forma di maiale che ti hanno regalato a natale, non hai che da portare il tutto ad un charity shop e dimenticartene. Al mondo esiste sicuramente qualcuno che comprerà le tue vecchie cose per 50 pence e il ricavato servirà per la lotta contro il cancro, costruire un nuovo canile, salvare il merlo burlone dall’estinzione e altre opere “caritatevoli”. Per £1 abbiamo comprato sei piattini di ceramica blu, ottimi per metterci i french toast di domattina! Tra un negozietto e l’altro abbiamo fatto un giro per Glouchester Road, una strada veramente carina: praticamente ci si trova di tutto! Il primo negozio che si vede arrivando è Maplin, che vende roba di elettronica. Dopo un po’ di ristoranti italiani, thailandesi e simili arriviamo a The Bread Store, dove fanno un pane favoloso. Oggi abbiamo provato il “sundried tomato bread” e lo “spanish feast” (delle specie di focacce con pomodori secchi, semi vari, peperoni, …) veramente goduriosi. Il resto della strada si snoda tra negozi di cucine a gas, verdurai, ferramenta, articoli per buddhisti, chiese evangeliche e venditori ambulanti di sandwich (di quelli spacca-fegato). La luce era calda e l’aria fredda, come in una bella giornata invernale nel Sud Italia. Ogni tanto lanciavo un’occhiata al cielo: mi piace pensare che un po’ di oceano sia arrivato fino a qui sotto forma di nuvole, proprio le stesse nuvole che il vento trasporta da occidente a oriente, sopra la mia testa.

Il sabato pomeriggio non è stato così eccitante: l’abbiamo trascorso all’Ikea (sigh!) per farci cambiare alcuni pezzi difettosi della cassettiera. Anche l’Ikea, come Windows, non supporta molto bene gli utenti. Abbiamo ancora tre pezzi difettosi e aspettiamo che ci spediscano quelli buoni. Nel frattempo ci sono cinque cassetti funzionanti su otto e ancora un sacco di cose a giro, ma siamo arrivati fino a qui e non ci scoraggiamo: piano piano sistemeremo tutto ;-)

Adesso Alessandra si è addormentata guardando le gag di Pino e gli Anticorpi su YouTube – certe volte il sonno è una brutta bestia – e anche io comincio a sentirmi le palpebre pesanti. Domani in Italia si vota, credo che non leggerò notizie dal Bel Paese fino a lunedì (se riesco a resistere). Dopo sono curioso di confrontare i risultati con quelli predetti da Beppe Grillo per Camera e Senato, compresi i politici condannati che saranno in Parlamento. Comunque vada, sono contento di essere qui.

La perla di saggezza

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Windows e’ un ottimo strumento per azzerare l’autostima.

Del Tibet e di Bath

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Ieri la fiamma olimpica è arrivata a Londra, dove oggi sono successi un po’ di casini: moltissimi manifestanti ne hanno ostacolato il persorso, protestando contro la Cina e la violazione dei diritti umani. L’atleta di turno ha dovuto addirittura trasportare la torcia in autobus! Ieri la Francia ha posto delle condizioni alla Cina per partecipare alle Olimpiadi, ad esempio la scarcerazione dei prigionieri politici. Insomma, l’Europa si sta un po’ mobilitando contro questi giochi-farsa, assegnati alla Cina solo perché tutti i Paesi la temono… e per questo motivo il governo cinese fa un po’ come cavolo gli pare, giocando a risiko col Tibet e giocando a fare il Padreterno con i diritti dei cinesi. Grazie al suggerimento di Carlo, ieri sera ho visto il documentario “Tibet: Cry of the Snow Lion” (in italiano: “Tibet, il grido di un popolo“). Difficile parlarne… difficile descrivere le sensazioni che si provano nel vedere i colori del Tibet, i suoi paesaggi, i volti delle persone, il modo subdolo e sanguinario in cui il governo cinese ha invaso quel paese distruggendone la cultura, riscrivendone la storia. Molti tesori del popolo tibetano – tesori per tutti noi – sono distrutti per sempre. Non solamente i monasteri, le case e i templi, ma anche tutto un insieme di conoscenze profonde, una scienza – intesa in senso occidentale – che guarda all’interno dell’uomo. Roba che la nostra psicologia gli fa un baffo! E’ disarmante ascoltare le testimonianze di chi è stato rinchiuso nelle prigioni cinesi per più di venti anni, subendo ogni genere di torture. Il documentario non risparmia le foto più crude, ma in mezzo a questa follia omicida riesce in qualche modo a infondere un senso di speranza… una speranza non tanto per il Tibet, ma soprattutto per una coscienza rispettosa dei diritti umani, siano essi il diritto alla vita, all’acqua, al cibo e perché no? anche alla casa, al lavoro e al diritto ad un’informazione libera e trasparente.

Ma passiamo a cose molto meno serie. Oggi siamo andati a fare i turisti a Bath :-) Purtroppo avevamo perso mezza mattinata all’Ikea per cambiare dei pezzi difettosi della nuova cassettiera, quindi non avevamo molto tempo per vedere tutta la città. Ci siamo fermati in un pub dall’aria tradizionale a fare pranzo (bistecca con funghi, jacket potatoes e cottage pie) poi un salto alla cattedrale dalla vetrata enorme e per finire una visita al Fashion Museum, il museo della moda. Non credevo che sarebbe stato così divertente! La cosa veramente simpatica è che i capi d’abbigliamento non sono disposti in ordine cronologico, come verrebbe naturale pensare, ma l’allestimento mette in evidenza le analogie presenti tra gli abiti antichi e quelli moderni, presentando la moda in un’ottica dinamica e molto stimolante… e lo dico io che per vestirmi normalmente mi cospargo di colla e mi tuffo nell’armadio! Siamo tornati a casa al tramonto, mentre c’era un sole bellissimo e nevicava. A proposito, a Bath ci siamo andati con la macchina: sto prendendo confidenza con la guida a sinistra e proprio ieri leggevo che questa abitudine deriva direttamente dai romani; la guida a destra invece fu “ideata” da Napoleone. Per non prendermi tutto il merito della spiegazione, vi rimando a questa pagina (clicca qui) alla sezione “Come? La guida a sinistra non è un difetto?“.

Concludo mandando un abbraccio di solidarietà a tutti gli italiani stressati dalla campagna elettorale. Vista da qui è piuttosto comica, con Silvio che si lamenta delle schede elettorali concepite dal suo stesso governo. A proposito, invito i volenterosi a leggere questo articolo piuttosto esauriente pubblicato su The Guardian dal titolo “la storia perseguita il tentativo di Berlusconi di trasformare l’Italia“. Un’altra occasione per far ridere molte persone tristi e far piangere altrettante persone felici.

Buona lentezza!

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Anche oggi è arrivata la sera. In un’atmosfera sospesa BBC Radio Bristol trasmette oldies e parole, le luci delle case di fronte si spengono una ad una, le auto sono tutte parcheggiate, la città rallenta i propri ritmi. Proprio stamani il giornale titolava che il traffico di Bristol è il più lento di tutto il Regno Unito, con una media di 16.8 miglia orarie (circa 27 Km/h). Quando l’ho letto mi sono sentito un po’ sollevato: finalmente una grande città che viaggia ancora a velocità umana. Magari i Bristoliani vorrebbero andare anche un po’ più spediti, molti si lamentano del traffico. Io invece ho una gran voglia di lentezza.

Mi piace girare in bici la mattina, incrociando le facce delle altre persone che vanno a lavoro. Mi piace pedalare lungo il canale di Feeder Road, dove talvolta si allenano le squadre di canottaggio e qualche anziano va a pescare. Tornando a casa faccio a piedi la salita di Park Street, al contrario di molti irriducibili ciclisti indigeni: impiego dieci minuti in più, ma non devo preoccuparmi di pedalare in mezzo alle macchine e ho il tempo per perdermi un po’ nei miei pensieri. Credo che sia la voglia di lentezza a farmi apprezzare il taijiquan, e forse è pure una cosa genetica: mio padre è socio onorario del Circolo dei Lenti il cui simbolo è un bradipo… il che la dice lunga!

Proprio non ci riesco a essere veloce nel fare le cose, mi sembra di non avere il controllo delle azioni, di non capire esattamente cosa stia succedendo. E’ un po’ come visitare una città in macchina o camminando. A piedi ci si stanca e si impiega più tempo, ma possiamo godere completamente di un posto, apprezzarne gli scorci, i colori, i profumi.

Auguro a tutti una giornata di lentezza, ricca e rigenerante, per riprendere confidenza con tutto ciò che normalmente viene risucchiato nel vortice della disattenzione fretenica. Buona lentezza!!! :-)